Chi guarda Assisi dalla valle vede prima la città e poi, sopra di essa, una grande gobba verde che le fa da schienale. È il Monte Subasio, e non è un dettaglio del paesaggio: è la ragione per cui Assisi è dove è, il materiale con cui è costruita e il luogo dove i francescani sono andati a cercare il silenzio. Oggi il massiccio e i suoi versanti sono tutelati dal Parco Regionale del Monte Subasio, e dalla nostra campagna ci si arriva in pochi minuti d'auto.
Una montagna di pietra rosa
Il Subasio è un massiccio calcareo isolato che si stacca dalla dorsale appenninica e si affaccia da solo sulla valle umbra, sfiorando i milletrecento metri nel punto più alto. Questa posizione defilata gli regala una cosa rara: da un unico crinale si vedono contemporaneamente la pianura coltivata, i borghi allineati sul versante e, nelle giornate limpide, le catene appenniniche a est e il profilo di Perugia con la sua collina a ovest.
Dalla sua roccia viene la celebre pietra rosa con cui sono costruite le case, le chiese e le mura di Assisi. È il motivo per cui la città cambia colore con la luce: bianca e quasi abbagliante a mezzogiorno, rosata al tramonto, ambrata quando il sole è già sceso dietro il Trasimeno. Guardare Assisi sapendo che è fatta con la montagna che ha alle spalle è un modo diverso di vederla.
I prati sommitali e il Mortaro Grande
La parte alta del Subasio non assomiglia a nulla di quello che ci si aspetta salendo da una città medievale. Sopra il limite del bosco si aprono i prati sommitali: praterie d'altura ampie, ondulate, quasi prive di alberi, dove pascolano cavalli e greggi e dove il vento è quasi sempre presente. È un paesaggio spoglio e vastissimo, che d'estate diventa dorato e in primavera si copre di verde tenero.
Su questi prati si aprono le doline, conche imbutiformi scavate dall'acqua nella roccia calcarea nel corso di millenni. La più famosa è il Mortaro Grande, una depressione impressionante che si spalanca all'improvviso nel prato e sul cui fondo, protetto dal freddo e dall'umidità che ristagnano, cresce una vegetazione diversa da quella dei pendii circostanti. Avvicinarsi al bordo e affacciarsi dentro è una di quelle esperienze che restano.
Boschi, fioriture e fauna
Sui versanti, sotto la fascia dei prati, il Subasio è coperto di bosco. Nelle zone più calde e assolate dominano i lecci, sempreverdi e scuri, che formano quelle macchie compatte visibili anche da lontano; salendo e nelle esposizioni più fresche prendono il sopravvento la roverella, il carpino e l'orniello, con rimboschimenti di conifere realizzati in passato. Il bosco di lecci secolari che circonda l'area dell'Eremo, a circa 9 km da noi, è uno dei tratti più suggestivi dell'intero massiccio.
La primavera è il momento in cui la montagna dà il meglio. Con lo sciogliersi dell'inverno i prati si riempiono di fioriture: narcisi, orchidee spontanee, genziane e una quantità di specie erbacee che cambiano di settimana in settimana. È anche il periodo in cui la fauna si fa più visibile. Il Subasio ospita caprioli, cinghiali, istrici, volpi, tassi e una popolazione consistente di rapaci: alzando gli occhi sopra i prati capita spesso di vedere una poiana o un gheppio in caccia, fermi nell'aria sopra il crinale.
Sentieri e strada panoramica
Il parco è attraversato da una rete di sentieri segnalati che collega la città, l'area dell'Eremo, i prati e i versanti che scendono verso gli altri paesi del massiccio. Ci sono percorsi brevi e quasi pianeggianti sulla sommità, adatti anche a chi cammina poco, e itinerari lunghi con dislivelli importanti per chi vuole salire da valle con le proprie gambe.
Chi preferisce non camminare ha comunque un'alternativa: la strada panoramica che sale dalla città, passa nei pressi dell'Eremo delle Carceri e prosegue verso la parte alta della montagna. Si guida lentamente, con curve continue e frequenti punti in cui vale la pena accostare e scendere per guardare la valle da sopra. Il tramonto visto da quassù, con la nebbiolina che si posa sulla pianura e le luci dei paesi che si accendono una dopo l'altra, è uno dei motivi migliori per fermarsi qualche giorno in più.
Trattandosi di un'area protetta, valgono le regole di sempre: restare sui percorsi, non accendere fuochi, non disturbare gli animali al pascolo, richiudere i cancelli, riportare a valle i propri rifiuti. Prima di partire conviene verificare sui canali ufficiali del parco lo stato dei sentieri e le eventuali limitazioni temporanee di accesso alla viabilità di montagna.
La montagna comincia dietro casa
Da Le Querce di Mamre il Monte Subasio è a pochi minuti d'auto e l'Eremo delle Carceri dista circa 9 km: potete passare la giornata sui prati e rientrare nel verde, fra ulivi, querce e piscina stagionale.